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Clorofilla. Vent’anni fa, i Verdena - This Is Not A Love Song

Clorofilla. Vent’anni fa, i Verdena

Verdena, l’omonimo album d’esordio della band bergamasca, compirà venti anni il prossimo 24 settembre.
Tredici canzoni che al tempo gli fecero guadagnare la definizione di “i Nirvana italiani” – con tutti i pro e i contro del caso. In realtà, gettarono le solide basi di una luminescente parabola artistica tuttora in atto di una delle band più importanti del panorama musicale italiano.

di Liborio Conca

Ai tempi eravamo in attesa di un cataclisma informatico – un bug, il bug – che avrebbe dovuto spazzarci via. Al sorgere del nuovo millennio, il collasso delle macchine non arrivò; tirammo un sospiro di sollievo e riprendemmo a sentire la musica di quegli anni, l’ultima che avremmo più o meno ascoltato su un supporto rigido, mentre la rete si stava prendendo tutto – altro che bug.
Settembre 1999: nei negozi di dischi comparve, protetto da una sottile pellicola di cellophane, Verdena. La copertina ritraeva un giocattolino di quelli che potevi collezionare aprendo le uova kinder. Lo ascoltammo ferocemente. Pochi mesi prima, alle porte dell’estate, giugno, era uscito il singolo Valvonauta, martellante su Mtv (Mtv: ecco una delle altre cose invece spazzate via dal secolo entrante, di lì a poco).

L’ottica del video riprende da una prospettiva soggettiva un ragazzo che in motorino attraversa un paese semideserto, poche macchine parcheggiate ai lati, per raggiungere un locale dove sta suonando una band. Sono tutti lì dentro, i ragazzi; si agitano sulle note dei Verdena, di Valvonauta.

«Mi affogherei / E anche se non mi viene / Io senza lei / E anche se non c’è miele / Mi viene dolce / E penso sempre lo stesso / Mi affogherei».

Lì avremmo visto per la prima volta le chiome di Alberto e Luca Ferrari ondeggianti su chitarra e batteria, e Roberta Sammarelli che scuote forsennata la testa suonando il basso.
Girano l’estate per i concerti. All’Heineken Jammin Festival hanno uno scazzo con Mario Luzzato Fegiz, uno di quelli il cui nome è solitamente associato alla parola decano, in questo caso Della Critica Musicale. Il decano, appunto, gli chiede se si sentono a loro agio nella scena hip hop italiana. Al che Luca, o suo fratello Alberto, le cronache non sono uniformi, scatta: ma che cazzo ci ha chiesto questo? Ben fatto, ragazzi. Lì a Imola c’era tutta la scena italiana alternativa coccolata da Mtv, Bluvertigo, Subsonica, Carmen Consoli, e star straniere come Hole, Blur e Marylin Manson.


Valvonauta
si fa dunque largo nell’afa dell’estate. Il 4 settembre il gruppo si ritrova a un altro festival, l’Indipendent Days di Bologna. Sul cartellone Joe Strummer & The Mescaleros, Offspring, Tre Allegri Ragazzi Morti, e nomi rimasti nel limbo di quegli anni, i Lit, i Silverchair. In quei mesi partecipano anche a Showcase di Tmc2, altro cimelio televisivo risucchiato dal tempo. Roberta, giovanissima, più loquace dei due fratelli, dà conto delle origini dei Verdena:

«…specialmente per noi che abitiamo in provincia, per quanto riguarda concerti, o comunque cose del genere, non esiste niente. Di conseguenza se un giovane non gli piace la musica da discoteca, il bowling o queste cose, rimane un po’… non dico emarginato, perché è una parola troppo esagerata… rimane comunque un po’ fuori… o si trova qualcosa di alternativo da fare, come ad esempio noi abbiam trovato la musica».

Dopo, in inverno, sarebbe arrivata Viba, dai suoni più cupi, ancora MTV, Anita Caprioli ritratta nel videoclip, persa nella metropolitana e sulle buie strade di Londra. Nel mezzo, Verdena, tutto l’album, con una scaletta magnifica, da Ovunque – il riff iniziale preso in prestito agli Smashing Pumpkins di Bodies – a L’Infinita Gioia Di H.B., forte di un’alternanza strofa/ritornello così anni novanta da lacerare il tempo; Vera, la ballad, ancora con echi di zucca. Quanto alle parole, come spiega da sempre Alberto, devono ben indossare l’abito musicale delle canzoni, amalgamandosi con i suoni.

Verranno altri dischi, anche migliori, e canzoni ancora bellissime registrate in quella che diventerà la personale Factory dei Verdena; l’Henhouse studio, un ex pollaio alle spalle della casa dei Ferrari, nel bergamasco. Da Requiem in avanti, il suono dei Verdena viene creato lì dentro, dove un tempo c’erano animali e paglia. Sembra che i ragazzi siano tornati al lavoro su materiale nuovo. Vent’anni dopo aver scampato il bug, in attesa di un nuovo decennio, non vediamo l’ora.


Verdena su TINALS:

(This Is Not) Trovami un modo semplice per uscirneVerdena
graphic cassette by Ilaria Meli

 

(This Is Not) Solo un grande sasso (I & II)Verdena
graphic cassette by Lucilla Conduelle

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