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Tre miracoli di Lucio Dalla - This Is Not A Love Song

Tre miracoli di Lucio Dalla

Tra il 1977 e il 1980 Lucio Dalla ha vissuto in un lungo stato di grazia, scrivendo alcune delle canzoni più belle
del suo intero repertorio discografico.
Disperato erotico stomp, Cara, L’anno che verrà, La sera dei miracoli, Quale allegria, Anna e Marco, Futura e tante altre, tutte pubblicate in tre album che compongono
una meravigliosa trilogia:
Com’è profondo il mare, Lucio Dalla e Dalla.

di Liborio Conca 

 

Ci sono canzoni che non vanno spiegate, basta ascoltarle ed è tutto chiaro. Con il passare degli ascolti, poi, le zone d’ombra nascoste negli angoli del testo sono destinate a passare alla luce. Non è sempre così lineare, però. Anche la poetica di un singolo artista è composta di canzoni scritte con versi immediati, mentre altrove regnano trame complesse, intrecci, giochi di specchi.

Per il primo album interamente scritto in proprio, dopo un lungo apprendistato svolto con autori come il poeta e intellettuale Roberto Roversi, Lucio Dalla sperimentò tanto l’immediatezza quanto il gusto per atmosfere più criptiche. Non gli andò affatto male. Com’è profondo il mare, uscito nel 1977, oltre a essere considerato uno dei capolavori della musica pop italiana, è un saggio di scrittura cantautorale. La canzone che dà il titolo all’album – sulle riviste musicali un tempo si diceva la title track, chissà se lo fanno ancora – ha un testo complesso, ricco di allegorie. Mentre la musica crea già un moto oscillante che evoca l’andamento delle onde, di quel mare che Dalla osservava dal suo angolo di pace sulle isole Tremiti, le parole raccontano una storia che ha le sembianze di una parabola, gremita di personaggi e digressioni fluttuanti tra il surreale e una dimensione storica più o meno attuale. E alla fine, se Com’è profondo il mare è una canzone che in effetti racconta gli anni del Movimento, quel periodo culminato nel ’77 – l’anno di uscita dell’album – la grazia dei versi culla anche un ascoltatore poco avvezzo alla storia italiana del tempo.


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Sempre in Com’è profondo il mare, più avanti nella tracklist, ecco Disperato Erotico Stomp. Qui la parabola lascia il passo all’autobiografia, per giunta declinata con slanci divertiti e apertamente ironici. Siamo ancora nelle atmosfere politicizzate degli anni Settanta, ma la canzone trae origine da una relazione che Lucio Dalla ebbe con una filosofa / intellettuale bolognese. A giudicare dal testo, non fu l’amore della sua vita; troppo sofisticata lei, troppo preso dalla vita di strada e d’osteria lui, anche se le cose non sono mai veramente facili («Ma l’impresa eccezionale, dammi retta / È essere normale»). E così, gironzolando tra i portici e le strade di una fredda nottata bolognese, il narratore si lascia andare alle proprie inquietudini, espresse prima alla famosa «puttana ottimista e di sinistra» e poi a un tale che gli racconta di «essere di Berlino». Per chiudere la notte e trovare un po’ di conforto, la notte bolognese finisce – com’è noto a chiunque abbia ascoltato Disperato Erotico Stomp – in una gloriosa, e dolce, seduta autoerotica. Sarà pure una canzone sulla solitudine, e dunque non priva di un marcato retrogusto malinconico, ma il miracolo di Dalla è di aver raccontato la solitudine con gioia.

«Sarà pure una canzone sulla solitudine, e dunque non priva di un marcato retrogusto malinconico, ma il miracolo di Dalla è di aver raccontato la solitudine con gioia.»

Amorenò lov 041 – Disperato erotico stomp – cassettina illustrata da Vincenzo Ventura – SCOPRI

A proposito di miracoli, e di canzoni che arrivano immediatamente, evocando con pochi tratti un’atmosfera ben precisa: Lucio Dalla disse di aver scritto La sera dei miracoli nel suo appartamento a Trastevere, in vico del Buco, nella parte meno caotica del quartiere romano, una stradina nascosta che incrocia via della Luce, ricca di gatti, sampietrini e portoncini che si aprono su case basse dai muri scrostati. Erano le pazze sere dell’estate romana che scintillava grazie alla regia di Renato Nicolini, illuminato assessore alla cultura in quegli anni. Le strade profumavano – diverse essenze erano state disseminate per la città – e tra concerti e reading di poesie la notte doveva avere le sembianze di un lungo sogno sconnesso e vivace. Con gli anni Ottanta che si aprivano, l’idea era di mettersi definitivamente alle spalle il piombo e i morti del decennio precedenti.

«La gente galleggia e la città si muove in una direzione circolare che pare onirica, sognante, tratteggiata da una musica che anch’essa possiede una dimensione ondivaga, incerta.»

Amorenò lov 097 – La sera dei miracoli – cassettina illustrata da Veci – SCOPRI

La sera dei miracoli è la terza canzone di Dalla, l’album che chiude la meravigliosa trilogia iniziata con Com’è profondo il mare e proseguita con Lucio Dalla, uscito nel 1979. «Ho sempre avuto questo feeling con Roma, e l’ho vissuta molto di notte… Roma è una delle città più belle del mondo, se non la più bella, è una gigantesca opera d’arte. In più ha una capacità unica di cavalcare le proprie energie positive e negative. Per questo la amo», disse Dalla in un’intervista negli anni Zero del Duemila. La canzone rientra pienamente nella nuvola degli stati di grazia che si rincorrono nell’album. La gente galleggia e la città si muove in una direzione circolare che pare onirica, sognante, tratteggiata da una musica che anch’essa possiede una dimensione ondivaga, incerta; proprio come una notte di festa, e bisognerà anche «fare attenzione», ma la sera è così dolce «che si potrebbe bere».

«Quando Lucio inizia a cantare – con quei capelli di cui fidarsi o meno, e la bottiglia da spostare, e il posto dentro il cuore dove tira sempre il vento – ecco, quando inizia a cantare capisci che te la porterai appresso fino a quando campi.»

Amorenò lov 008 – Cara – cassettina illustrata da Giulia Tomai – SCOPRI

Si potrà pensare che l’espressione che ho usato poco sopra a proposito degli stati di grazia di Dalla possa suonare barocca, se non pomposa. Be’, per un album che oltre a La sera dei miracoli contiene Futura, Balla balla ballerino e Meri Luis non me ne vengono di migliori. Specialmente se aggiungiamo anche Cara, uno dei vertici emotivi di tutta la carriera di Lucio Dalla, una specie di preghiera d’amore immortale, senza tempo. In origine doveva intitolarsi Dialettica dell’immaginario; per fortuna gli venne preferito un titolo, questo sì, decisamente diretto, essenziale, “Cara”. Parte con pochi accordi di tastiera e chitarra, e poi, quando Lucio inizia a cantare – con quei capelli di cui fidarsi o meno, e la bottiglia da spostare, e il posto dentro il cuore dove tira sempre il vento – ecco, quando inizia a cantare capisci che te la porterai appresso fino a quando campi.

«La ragazza e il ragazzo divisi tra le promesse dell’adolescenza e le mancanze della vita reale in una periferia desolata, dalla quale non si può fare altro che fuggire (al limite, per tornarci, prima o poi)»

Amorenò lov 088 – Anna e Marco – cassettina illustrata da MasàSCOPRI

È Futura a chiudere Dalla, mentre L’anno che verrà è l’ultima canzone di Lucio Dalla, il secondo dei tre album-miracolo di Lucio. Senza dubbio, la proiezione all’avvenire nasconde uno dei segreti che hanno portato ai capolavori scritti in questi dischi. Lo stesso avvenire che attende Anna e Marco, la ragazza e il ragazzo divisi tra le promesse dell’adolescenza e le mancanze della vita reale in una periferia desolata, dalla quale non si può fare altro che fuggire (al limite, per tornarci, prima o poi). Ma è meglio così. Nel terzetto dei miracoli c’è il futuro e c’è il passato, così come nell’attimo dell’ascolto – oltre che nel momento perfetto in cui le canzoni sono state scritte – si dispiega quel dispetto del tempo che corrisponde al presente, l’attimo irripetibile e inafferrabile che tuttavia costituisce l’unica dimensione che possiamo vivere. Un presente, però, che a volte può sorprendentemente dilatarsi, proprio come è successo alla vena creativa di Lucio Dalla tra il 1977 e il 1980.


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